La caduta del diavolo - Recensioni


  • ARMANDO RIGOBELLO, LA RIBELLIONE DI SATANA IN SANT'ANSELMO (L'OSSERVATORE ROMANO Mercoledì 28 Febbraio 2007, p. 8):

    Si tratta della "piccola opera teologica" di Sant'Anselmo De casu diaboli, ossia della caduta del diavolo, composta tra il 1080 e il 1085 quando Anselmo era priore a Bec e prima di diventare Vescovo di Canterbury. Il lavoro compare nella prestigiosa collana di Bompiani-Testi a fronte. I curatori sono il teologo Elia Giacobbe e Giancarlo Marchetti, docente all'Università di Perugia che al pensiero medievale ha dedicato parte del suo impegno filosofico.

    L'opera da un lato analizza la ribellione di Satana, chiarendo come si sia resa possibile e in che cosa essa sostanzialmente consista, dall'altro sviluppa il tema della libertà umana in rapporto alla rettitudine. La giustizia è intesa come il riconoscimento dell'ordine oggettivo della realtà, la rettitudine è l'atteggiamento pratico di chi riconosce la gerarchia nell'ambito del bene. L'edizione è curata con rigore filologico, con una adeguata nota bibliografica e riporta in appendice alcuni passi di altre opere di Anselmo convergenti col tema. L'Introduzione chiarisce efficacemente i contenuti e la struttura concettuale del pensiero teologico di Sant'Anselmo d'Aosta.

  • ANSELMO, L'ORIGINE DEL MALE NEI CATTIVI PENSIERI DI SATANA, DI MAURIZIO SCHOEPFLIN (AVVENIRE, 28 GIUGNO 2007):

    Vescovo, santo e dottore della Chiesa, Anselmo d'Aosta è stata una delle personalità più alte del medioevo: fu grande maestro di scuola e monaco dall'intensissima vita contemplativa, ebbe doti speculative eccelse, che hanno fatto di lui uno dei maggiori teologi e filosofi di tutti i tempi, e si distinse pure come saggio uomo di governo, strenuo difensore della libertà della Chiesa contro l'invadenza del potere politico.

    Nato nel 1033, dopo un periodo di ricerca interiore, fece il suo ingresso nella celebre abbazia benedettina del Bec, in Normandia, ove divenne abate. Fra il 1076 e il 1078 compose due tra le sue opere più importanti: il Monologion e il Proslogion, che testimoniano straordinarie capacità di riflessione e di elaborazione concettuale. Nel 1093 fu nominato Arcivescovo di Canterbury: in questa veste si scontrò più volte con i sovrani inglesi desiderosi di far valere il loro potere sulla Chiesa. La morte lo colse nella cittadina britannica nel 1109.

    Anselmo fu autore di molte opere, tra le quali va ricordato il breve ed elegante scritto teologico De casu Diaboli, composto fra il 1080 e il 1085, di cui Bompiani ha mandato in libreria una bella edizione con testo latino a fronte intitolata La caduta del Diavolo, curata da Elia Giacobbe e Giancarlo Marchetti, che hanno redatto una valida introduzione, utili note esplicative e un'ampia bibliografia. In quest' opera, Anselmo indaga il mistero del male, da lui concepito come il distacco originario di un'intelligenza angelica dal Sommo Bene, ovvero da Dio.

    In particolare, il grande pensatore si sofferma a trattare le questioni della rettitudine e della libertà in relazione alla caduta del Diavolo. Satana ricorda Anselmo " è caduto per non aver voluto perseverare nella giustizia, a motivo del suo perverso desiderio di assomigliare a Dio: di qui la giusta punizione inflittagli dal Signore, che lo cacciò lontano da Sé. Nei capitoli finali, Anselmo torna a discutere il problema della natura del male e precisa che esso è sempre sofferenza. Lo stile dialogico de La caduta del diavolo è probabilmente influenzato dalla forma di insegnamento utilizzata da Anselmo che si basava su conversazioni con un numero limitato di persone; egli preferiva infatti discutere i problemi teologici con piccoli gruppi di allievi, la cui amicizia condivisa incoraggiava la libertà di ricerca. Privo di artifici retorici,ma attentamente curato nella terminologia, tanto scarno quanto incisivo, il testo anselmiano si fa apprezzare per profondità e chiarezza.

  • IL CASO FILOSOFICO DELL'ANNO, DI SIMONE FAGIOLI:

    È diventato un caso letterario il libro di Anselmo d'Aosta, La caduta del diavolo, edito nella collana "Testi a fronte" di Bompiani. Dopo aver in pochi mesi esaurito la prima edizione, è già uscita la seconda. Lo straordinario successo di un classico di carattere teologico-filosofico ha sorpreso veramente tutti.

    Il De casu diaboli, scritto da Anselmo tra il 1080 e il 1085, è un'opera teologica-filosofica che indaga il mistero del male spiegato come distacco originario di un intelligenza angelica da Dio. Con il De veritate e il De libertate arbitrii, il trattato fa parte di una trilogia sul tema della libertà: in particolare, il De casu diaboli tratta il problema della rettitudine e della libertà in relazione alla caduta del Diavolo; Satana è caduto per non aver voluto perseverare nella rettitudine e nella giustizia; e non perseverò nella rettitudine perché volle essere simile a Dio, anteponendogli la propria volontà, e fu giustamente punito. I capitoli finali riprendono il problema del male, precisando che esso è sempre sofferenza: alcune volte è nulla, come la cecità; altre volte invece è qualcosa, come la tristezza e il dolore. Per questa ragione noi, nell'udire il nome male, non temiamo il male che è nulla, ma il male che è qualcosa, in quanto conseguenza dell'assenza del bene.

    Questi sono i principali contenuti filosofici e teologici del testo anselmiano.

    L'opera, curata da Giancarlo Marchetti, docente di Epistemologia presso l'Università degli Studi di Perugia, e da padre Elia Giacobbe, teologo, medico chirurgo, studioso di dogmatica. Il volume si segnala per il pregio di essere corredato di una introduzione di rara compiutezza scientifica e formale, di notizie biografiche che descrivono la vita e le opere di Anselmo d'Aosta, di accurate note al testo che offrono notevoli occasioni di approfondimento e di esegesi ed infine, di un puntuale ed aggiornato apparato bibliografico.

    Tutto ciò non è scevro da una sapiente e filologica traduzione in italiano, che riproduce fedelmente la lezione del "versi o" di Anselmo, riuscendo a far rivivere la bellezza del latino medievale dell'epoca.

    Marchetti ed Elia, ai 28 capitoli del De casu diaboli da loro tradotti, fanno seguire quattro appendici: le appendici A e C riportano i capitoli 8 e 7 del Proslogion; l'appendice B presenta i capitoli 16-18 del Cur Deus homo, nella traduzione dei Curatori;

    l'appendice D propone al lettore la "Questione terza", capitolo Il, del De concordia (cfr. Anselmo d'Aosta, la concordia della prescienza, della destinazione e della grazia di Dio col libero arbitrio.

    "Nella prefazione al De veritate Anselmo raccomanda di leggere sempre prima il De veritate, poi il De libertate arbitrii e infine il De casu diaboli" (cit., p. 7): in effetti, secondo il Dottore Magnifico, questi tre trattati sono pertinenti allo studio della Sacra Scrittura (cfr., n. 3, p. 29).

    La lettura dei tre trattati logico-filosofici in sì fatto ordine cronologico permette al lettore di ravvisare, in tali scritti, un ordine logico ed una unità di contenuto.

    Complessivamente, i tre dialoghi analizzano il problema della rettitudine, tema e problema fondamentale in seno alla teologia anselmiana: il De casu diaboli "[...] tratta il problema della rettitudine e della libertà in relazione alla caduta del diavolo: Satana è caduto per non aver voluto perseverare nella rettitudine e nella giustizia" (cit., p. 7).

    Il dialogo prende forma e si sviluppa in forza della metodologia per interrogationem et responsionem, nella quale il discepolo formula le domande cui il Maestro risponde sapientemente. L'attuazione di tale metodologia dialogica soddisfa molteplici intenti, tra cui quello di "rispondere alle domande dei suoi confratelli e alle pressanti sollecitazioni del suo ambiente" (cit., pp. 7-8).

    La peculiarità sia sostanziale che espositiva di questa opera consiste nell'esaminare un problema di ordine teologico, vale a dire la caduta degli angeli malvagi, per mezzo di una metodica prettamente filosofica, ovvero, in forza di una serie di ragionamenti concatenati che esprimono un preciso rigore logico e di una magistrale analisi linguistica dei termini utilizzati.

    Infatti, nel De casu diaboli, "l'accurata disanima delle diverse accezioni dei termini permette ad Anselmo di condurre il lettore all'intelligenza della fede attraverso la risoluzione di tutte le difficoltà linguistiche derivanti dall'uso comune delle parole" (cit., p.8).

    Nell'opera del Dottore Magnifico, è possibile riconoscere una serie di influenze, di contaminazioni che hanno certamente contribuito al concepimento del De casu diaboli e che ne hanno idealmente tracciato il percorso: in particolare, si individua l'influsso delle principali autorità teologiche (la Bibbia, S. Agostino ed altri Padri della Chiesa), di Aristotele (con particolare al De interpretazione ed al capitolo 10 delle Categorie) e di Boezio.

    "La connessione di S. Anselmo con questi filoni di pensiero è della massima importanza perché mette in luce quella tendenza logico-dialettica che sorregge la riflessione del Dottore Magnifico dove la Bibbia e Agostino vengono rifusi, insieme a Aristotele e Boezio, in una feconda sintesi teologico-filosofica vivificata dalla parola di Dio" (cit., p. 12).

  • FAMIGLIA CRISTIANA 6/2007, DIALOGHI DALL'ANNO MILLE Di E. PACCAGNINI:

    È per non aver perseverato nella rettitudine che è caduto l'angelo, creato da Dio libero di pervenire alla felicità. Tale l'assunto dei 28 capitoli strutturati da Anselmo d'Aosta (1033-1109) in dialogo tra maestro-discepolo. Su temi di sempre: il Male, il Nulla, Giustizia e Ingiustizia, Volontà e Libertà di scelta...

  • ANSELMO E IL DIAVOLO, LA STAMPA 26 GENNAIO 2008;
  • IL TIMONE, DICEMBRE 2007, RINO CAMMILLERI, LA CADUTA DEL DIAVOLO
  • IL SOLE 24 ORE, 30 MARZO 2008: ANSELMO D’AOSTA, AL DIAVOLO IL MALE, DI MARIA BETTETINI, PROF. DI STORIA DELLA FILOSOFIA ALLO "IULM" DI MILANO.