Evangelizzazione


L’EVANGELIZZAZIONE: UN IMPEGNO PER TUTTI

Il primo compito imposto al cristiano è quello della missione, ha scritto l’allora Cardinale Ratzinger (La Fraternità Cristiana, Ed. Queriniana).

E noi siamo fermamente convinti che oggi più che mai il nostro prossimo è bisognoso di Dio e che l’evangelizzazione è feconda quando è unita strettamente alla testimonianza della carità.

La nostra società opulenta e povera di Dio coerentemente genera individualismo, solitudine, depressione, violenza e morte.

Come cristiani dobbiamo avere particolare attenzione alle povertà spirituali che segnano la nostra epoca, consapevoli di essere non dei solitari, magari geniali, ma il Corpo mistico di Cristo, continuamente generato e vivificato dalla Chiesa abitata dallo Spirito Santo effuso da Gesù.

Oggi il Signore ci chiede di essere fortemente uniti in difesa di quelli che il Vicario di Cristo indica con coraggio come "valori non negoziabili".

Egli ha scritto: Il Mistero eucaristico ci mette in dialogo con le differenti culture, ma anche in un certo senso le sfida… Ciò comporta conseguentemente l'impegno di promuovere con convinzione l'evangelizzazione delle culture, nella consapevolezza che Cristo stesso è la verità di ogni uomo e di tutta la storia umana (Benedetto XVI, Esortazione Apostolica Postsinodale Sacramentum Caritatis, n. 78).

Il cristianesimo sembra diventato una religione di minoranza e la cultura che ha generato e che ha plasmato l’Europa sembra avviata ad un tramonto inarrestabile.

La Chiesa sembra rivivere l’ostilità subita dalla primitiva comunità cristiana.

Questa situazione impegna noi credenti a essere lievito del mondo, lievito perché sacramento del Dio vivente.

Le forti sollecitazioni della cultura dominante (straordinariamente pronta contro noi cristiani alla persecuzione e alla derisione, ma timorosa e ossequiosa verso tutte le altre culture per timore di possibili ritorsioni), rende gravosa la nostra vita e, in modo particolare, quella dei nostri giovani dai quali si vuole cancellare ogni traccia della nostra cultura, convincendoci che la Trinità, Cristo e il suo Vangelo sono ormai datati e superati.

I media con la potenza dei loro mezzi sembrano impegnati a sedurci ad altri dei con suggestioni allettanti. Ma noi sappiamo bene che quando il cielo si spopola di Dio, la terra si popola di idoli e non temiamo di gridare che il Re di questo mondo è nudo.

Se siamo credenti non possiamo aderire passivamente al pensiero corrente, al politicamente corretto, per paura di essere emarginati. La storia, oltre che la fede, ci testimonia il contrario: è il fedele il vero progressista, perché solo lui può intuire alla luce della Verità le dinamiche della storia, guidate infine dal Verbo incarnato, che nascendo nel tempo è divenuto il Signore del Tempo e della Storia.

È il credente in Lui che nel battesimo viene generato sacerdote, re e profeta dell’Altissimo. Ed è del profeta scrutare i tempi. La vita dei santi ne è la prova inconfutabile!

Il credente sa di dover celebrare la sua fede nella liturgia, ma sa anche di doverla storicizzare con i suoi valori e ideali nel quotidiano; sa che il mondo ascolta i maestri, quando sono anzitutto testimoni, perché il coraggio ha un prezzo e perciò può offrire credibilmente una proposta alternativa di vita.