San Giuseppe


S. GIUSEPPE, PADRE PUTATIVO DI GESÚ E CUSTODE DELLA VERGINE MARIA

Molti Ordini, Congregazioni, pie unioni, associazioni, singoli sacerdoti e laici, dotti e ignoranti, si sono posti sotto la protezione di questo grande santo che fu il silenzioso e solerte custode del Redentore e lo sposo forte e casto della giovane Madre di Dio.

Il nascondimento fu il segno distintivo della sua vita, tanto che il Nuovo Testamento non annota nemmeno una sua parola. All’inizio della vita pubblica di Gesù, egli è con ogni probabilità già morto: non è, infatti, presente alle nozze di Cana, dove Gesù, invitato insieme a sua Madre, inizia a manifestare la sua gloria mutando l’acqua in vino. Gli evangelisti non ci danno alcuna informazione di lui, non per mancanza di considerazione ma perché vogliono focalizzare l’attenzione su Gesù, l’Unigenito del Padre venuto in questo mondo "per noi uomini e la nostra salvezza". Così noi sappiamo dov’è la tomba di Abramo, morto molti secoli prima, e ignoriamo dove si trova la sua.

Gli evangelisti affermano però che egli è "Giusto", cioè gradito a Dio, perché ama e osserva la sua Legge.

Giuseppe era un falegname, discendente dalla casa di David. Non era affatto vecchio, come la tradizione agiografica e certa iconografia ce lo presentano, quando a Nazareth prese come sposa la Vergine Maria. Era, invece, un uomo giovane, timorato di Dio e sinceramente innamorato di Maria. Il mistero delle loro vite inizia a disvelarsi durante il tempo del fidanzamento, che per gli ebrei equivaleva al matrimonio, quando: “Maria prima che andassero a vivere insieme si trovò incinta per opera dello Spirito Santo. Giuseppe, suo sposo, che era giusto e non voleva ripudiarla, decise di licenziarla in segreto. Mentre però stava pensando a queste cose, ecco che gli apparve in sogno un angelo del Signore e gli disse: "Giuseppe, figlio di Davide, non temere di prendere con te Maria, tua sposa, perché quel che è generato in lei viene dallo Spirito Santo. Essa partorirà un figlio e tu lo chiamerai Gesù: egli infatti salverà il suo popolo dai suoi peccati». Tutto questo avvenne perché si adempisse ciò che era stato detto dal Signore, per mezzo del profeta: «Ecco, la vergine concepirà e partorirà un figlio che sarà chiamato Emmanuele, che significa Dio con-noi". Destatosi dal sonno, Giuseppe fece come gli aveva ordinato l’angelo del Signore e prese con sé la sua sposa, la quale, senza che egli la conoscesse, partorì un figlio, che egli chiamò Gesù. (Matteo 1,18-25)

Giuseppe aderì liberamente e consapevolmente al disegno divino. E fu giusto proprio perché sottomise la sua alla volontà di Dio, partecipando così all’opera della nostra salvezza. Il nostro Dio non viola mai la libertà delle sue creature, perché senza libertà non c’è risposta d’amore, e Dio è Amore.

Giuseppe e Maria vissero un’unione coniugale straordinaria: casta, eppure vera, profonda, tenera, tutta orientata al compimento del progetto di Dio su di loro. La fede, l’umiltà e la carità caratterizzano la loro vita, trasfigurata dalla contemplazione del Verbo di Dio, che possono addirittura sfamare e confortare, istruire e interrogare come Maestro eterno.

S. Teresa d’Avila al capitolo VI della sua Autobiografia confessa di aver preso per "avvocato e patrono il glorioso S. Giuseppe" e di essersi raccomandata con fervore a lui, che da allora l’ha aiutata "in ogni necessità", persino nelle più gravi che minacciavano il suo "onore e la salute dell’anima". Ella sperimentò che l’aiuto di questo amabile "padre e protettore" superò sempre ogni sua speranza. Se non fosse, infatti, tanto gradito a Dio, Egli non gli avrebbe affidato il suo Unigenito e Colei che è per Lui, figlia, sposa e madre.

Sono senza numero le grazie che Dio concede a coloro che si affidano al padre putativo di Gesù, che Pio IX, nell’esultanza di tutti i fedeli, dichiarò Patrono della Santa Chiesa Cattolica, che è appunto il Corpo mistico di Gesù.

Egli è anche il patrono dei lavoratori, dei moribondi e delle anime del purgatorio.

A lui da sempre si è rivolta la supplica dei semplici e dei teologi, dei fedeli e dei Pontefici. Giovanni Paolo II, che lo pregava ogni giorno, gli ha dedicato nel 1989 la bellissima Esortazione Apostolica Redemptoris Custos, Custode del Redentore, per stimolarne la devozione nel popolo cristiano, ricordando l’affetto che nutrirono per lui i suoi immediati predecessori: il beato Pio IX, S. Pio X, Pio XII, Giovanni XXIII, Paolo VI.

SUPPLICA

Ricordati, o sposo di Maria Vergine e mio dolce protettore, S. Giuseppe, che nessuno ha mai invocato la tua protezione e chiesto il tuo aiuto senza essere stato consolato. Con questa fiducia, a te mi rivolgo e fervorosa­mente mi raccomando. O custode del Redento­re, ascolta la mia preghiera ed esaudiscila pieto­samente. Amen.

PREGHIERA A S. GIUSEPPE

A te, o beato Giuseppe, stretti dalla tribolazione, ricorriamo e fiduciosi invochiamo il tuo patrocinio dopo quello della tua santissima Sposa. Per quel sacro vincolo di ca­rità che ti strinse all’Immacolata Vergine Madre di Dio e per l’amore paterno che portasti al fanciullo Gesù, riguarda, te ne preghiamo, con occhio benigno la cara eredità che Gesù Cristo acquistò con il suo Sangue e col tuo potere ed aiuto soccorrici nei no­stri bisogni. Proteggi, o provvido Custode della divina famiglia, l’eletta prole di Gesù Cristo; allontana da noi, o Padre a­mantissimo, la peste di errori e di vizi che ammorba il mondo; assistici pro­pizio dal cielo in questa lotta contro il potere delle tenebre, o nostro fortis­simo protettore, e come un tempo sal­vasti dalla morte la minacciata vita del bambino Gesù, così ora difendi la santa Chiesa di Dio dalle ostili insidie e da ogni avversità; e stendi sopra ciascuno di noi con il tuo continuo patrocinio, affinché con il tuo esempio e il tuo aiuto, possiamo virtuosamente vivere, piamente morire e conseguire l’eterna beatitudine in cielo. Amen.

Padre, Ave, Gloria, secondo le inten­zioni del Sommo Pontefice per l’acquisto delle sante indulgenze.